Ansie lavorative

Sei in pseudo ferie, cioè sei a casa ma se ci sono problemi sei a disposizione, tanto è la settimana di ferragosto, chi vuoi che chiami?
Infatti praticamente nessuno chiama ma….
ANSIA!
E se qualcuno chiamasse? E se questo problema non fosse risolvibile?
ANSIA!
Questa cosa si trasforma in un senso fisico di impotenza, nella paura di uscire da casa per più di un tot di tempo. Poi arriva l’orario in cui tecnicamente avresti finito e magicamente il senso si attenua abbastanza (non scompare mai).

Oggi l’economia è fatta, per costringere tanta gente, a lavorare a ritmi spaventosi per produrre delle cose per lo più inutili, che altri lavorano a ritmi spaventosi, per poter comprare, perché questo è ciò che da soldi alle società multinazionali, alle grandi aziende, ma non dà felicità alla gente. Io trovo che c’è una bella parola in italiano che è molto più calzante della parola felice, ed è contento, accontentarsi, uno che si accontenta è un uomo felice. (Tiziano Terzani)

E poi hai sempre problemi, solo problemi… Degli altri. E sembrano problemi insormontabili, neanche fossi un neurochirurgo.
Pensi che forse sei tu a non essere bravo oppure semplicemente non è il TUO lavoro. Ma per vivere devi pur lavorare, per cui ti chiedi cosa potresti fare e non ti viene in mente nulla. Veramente triste come cosa.
In definitiva sei un incapace e non c’è giorno in cui non te lo facciano notare.
Tristerrima cosa.

Fly away

stress-main-picMa sarà poi vero che con l’avanzare dell’età si diventa più maturi?
Tornando con la mente a quali fossero le aspettative e i traguardi da ventenne oggi sorrido. Da piccolo venivo bombardato da messaggi su quanto figo fosse avere un mucchio di dollari ed essere famoso. Se non avevi una macchinona, una villa e un lavoro ben pagato eri una mezza sega che non aveva capito nulla della vita.
Non che oggi la televisione ed il cinema siano molto cambiati per carità, ma forse sono cambiato io.

Certo avere soldi e fare la bella vita non mi farebbe schifo, ma dipende dall’altro lato della medaglia: quanto ti devi sbattere per raggiungere quel livello? E poi ti fermeresti? Ne saresti capace? In poche parole, ne varrebbe la pena?

Oppure vuoi fare una vita media, sempre rodendoti il fegato per quell’amico o conoscente che si compra la macchina più grande, si fa le ferie più lunghe ed in posti esclusivi?

Scuola, diploma, patente, lavoro, auto, cellulare, ferie, morosa, casa, divertimenti, figli. Tutto programmato? Tutto da fare altrimenti non sei nessuno?

Alla fine tutto si riduce ad alzarsi al mattino, andare a lavoro, tornare alla sera stanco con l’unica eccezione del weekend da passare a bere così ti cancelli tutta la settimana dalla testa.

Più hai più vorresti, e per avere devi lavorare. Vorrei sapere quanti fanno il lavoro che desiderano veramente (tranne il Rocco nazionale).

Tutto veloce, sempre più veloce. Se ti fermi un attimo sei finito. Non puoi fermarti. Ma se continui così diventi pazzo. E che alternative hai? Devi lavorare se vuoi mettere la benza dentro l’auto che hai acquistato a rate e che ti serve per andare a lavorare. Un cerchio! Lavori per pagarti il cibo che consumi nella pausa lavorativa. Lavori per poter lavorare. Lavoro Lavoro Lavoro. Una Repubblica fondata sul Lavoro. Che poi chissà esattamente cosa vuole dire.
Siamo arrivati all’assurdo che lavori per pagarti un analista che ti dice che sei stressato dal lavoro e che dovresti staccare. Ma se stacchi non puoi pagare il tuo bravo analista. Caspita, un dilemma. Che poi quando finisci le tue ore, mica hai finito. Se sei un bravo Lavoratore pensi già al giorno dopo, a cosa devi fare a Lavoro. Ai casini che ci saranno a Lavoro. Al Lavoro.
E sorridere, essere cordiale, fare finta di stare bene con tutto e con tutti mentre nel profondo vorresti urlare come un animale. Per forza poi nel poco tempo libero sei svogliato, incazzato, alcolizzato, impazzito, rincoglionito, blasfemo.

Pacific Rim ovvero ritornare bambini

Recentemente ho riguardato Pacific Rim, film che avevo già visto al cinema uscendo con gli occhi luccicanti dalla contentezza.

Partiamo dal presupposto che Pacific Rim NON è un capolavoro della cinematografia nel senso stretto del termine: è un capolavoro di ignoranza che ti fa rimanere lì a bocca aperta anche alla seconda/terza volta che lo rivedi.
Si! Io rimango a bocca aperta ogni volta e mi sono chiesto il perché.

Se ci si sofferma sulla trama o sulla logicità di alcune cose si perde tutto il mordente: Pacific Rim va visto con gli occhi di un bambino di 7/8 anni durante gli anni ’80 del millennio scorso.

Benicio del Toro porta su schermo quello che fino ad oggi avevamo sempre visto solo nei cartoni animati, con un livello di realizzazione ottimo.
Robot giganti contro mostri giganti: c’è bisogno di altra trama? A mio avviso no, il resto è tutto contorno.

Personaggi sterotipati, assurdi modi di interagire con la macchina, atti eroici, illogicità sono elementi presi pari pari da tutte le serie robotiche viste da bambini.

Actarus per passare dalla cabina di pilotaggio dell’ufo alla testa di Goldrake faceva assurdi giri con la sedia, ma faceva tanto figo!
In Danguard la trasformazione del Satellizzatore porta via metà serie.
In Daitarn III Banjo non usa subito l’Attacco Solare, ma combatte con le altre armi prima.

In Pacific Rim succedono cose assurde, ma è proprio quello il bello.
Per pilotare ci vogliono due persone in stretto contatto mentale.
I robottoni usano pugni come piovessero.
Gipsy Danger è analogico, qualunque cosa voglia dire.
La pivella pilota ricorda all’esperto che hanno una bella spada a disposizione.
Cadono da una altezza impressionante e la struttura del robot non si fa nulla.
I mostroni sono tutti cloni, ma sono tutti diversi.
E potrei continuare così ancora per un po’, ma tanto è inutile: Pacific Rim si fa guardare e riguardare per l’enorme cazzata quale è, non c’è verso.

Rispondermi alla domanda che mi sono posto è semplice: guardando questo film torno per 2 ore bambino. La prossima volta mi faccio pure il panino con la Nutella e un bel succo Billy.

Nostalgia, nostalgia canaglia.

Di e-mail multiple, privacy ed altro ancora

Prendo spunto dalle e-mail ricevute nei giorni antecedenti la fine dell’anno per porre una questione fondamentale sull’utilizzo delle e-mail inviate a molti destinatari.

Chi usa quotidianamente le e-mail sa che è possibile inviare più copie della stessa a destinatari diversi sia inviadole direttamente (quindi usando il campo A: del programma di posta) che in Copia Conoscenza (quindi campo CC:).

Orbene, usando i due campi sopra descritti succede che tutti i destinatari vedono tutti gli indirizzi e-mail di tutti i destinatari: non proprio bello per la privacy ed una manna per malware, virus e spam.

Allora come si può ovviare al problema?

Molto semplicemente usando il campo Copia Conoscenza Nascosta (campo CCN:); inseriamo lì i nostri destinatari.

Questo fa si che tutti i destinatari inseriti ricevano una copia della nostra e-mail ma senza vedere gli indirizzi degli altri.

Come fare le domande per ottenere delle risposte

La cosa sicuramente più fastidiosa per chi, come il sottoscritto, ha a che fare con l’assistenza verso clienti è la domanda malformulata.

Proviamo a vedere come si può formulare correttamente una domanda per ottenere una risposta coerente. Il discorso vale per qualsiasi campo lavorativo, non solamente l’informatica/telecomunicazioni.

1. Non partire MAI con: “Non funziona niente.”
La frase di cui sopra ha l’effetto primario di far imbestialire chi deve rispondervi: nel 99,9% dei casi l’affermazione (infatti non risulta essere una domanda) risulta essere completamente errata

2. Presentarsi.
Sembra strano, ma al telefono non si vede chi è dall’altra parte dell’apparecchio. Inoltre, se non ti presenti, sei maleducato.

3. Esporre il problema nella sua interezza.
E’ chiaro che se vuoi una risposta ad una domanda, è necessario che prima tu mi rivolga la domanda.

4. Esporre il problema nella sua interezza.
No, non ho sbagliato. Se non mi dici esattamente tutto, non ho la sfera magica.

5. Esporre il problema nella sua interezza e possibilmente senza dettagli inutili.
Non mi interessa sapere che stavi bevendo il caffé mentre un branco di nani veniva frustato ed il problema magari è su un pc.

6. Pensare.
Quella attività cerebrale da tanti dimenticata. Se un monitor non si accende, magari prima di chiamare verifica che ci sia corrente o perlomeno di aver inserito correttamente la spina.

7. Essere gentili.
Se mi chiami ed inizi a bestemmiare, sicuramente ti risolverò il problema. Col cazzo.

8. Non parlare se “non si sa”.
Se mi tiri fuori che tu sai e blateri cose senza senso, ti risolverò immediatamente il problema. Col cazzo.

 

Se viene richiesto l’invio di una e-mail, allora attenersi a delle semplici regole.

I campi.

Qualsiasi client di posta visualizza i campi “A:”,  ”CC:”, “CCN:”, “Oggetto:”.
A cosa servono?

Il campo “A:” è il destinatario principale della e-mail, ossia la persona a cui vogliamo indirizzare l’e-mail.
Il campo “CC:” indica “Copia Conoscenza” o “Copia Carbone”, ossia le persone che vogliamo leggano in copia.
Il campo “CCN:” indica, come sopra, “Copia Conoscenza” e la “N” sta per “nascosta”. Praticamente chi è indicato in CCN non viene visualizzato dagli altri indicati in “A:” o “CC:” mentre lui li visualizza.

Cosa buona nel caso di invio a molte persone che magari non si conoscono è mettere nel campo “A:” se stessi e tutti gli altri nel campo “CCN:”

L’oggetto.
Nell’oggetto della e-mail va espressa una sintesi del contenuto dell’e-mail stessa ed è fortemente sconsigliato mettere cose tipo: “Ciao….”; “Come va…..?”.

L’oggetto scritto bene aiuta chi riceve l’e-mail a comprenderne il contenuto con un colpo d’occhio. Se si mettono le locuzioni poc’anzi menzionate, la comprensione viene meno.

Come suggerito nei commenti:
Nell’oggetto non va messo il testo intero dell’e-mail.

Il corpo.
Nel corpo della e-mail è bene NON seguire i seguenti punti:

1) Puntini di sospensione alla fine della frase.
2) Punti esclamativi alla fine della frase.
3) Non usare il maiuscolo, che equivale ad urlare.
4) Essere sintetici ma non troppo.
5) Evitare abbreviazioni inutili (es. q.tà invece che quantità).

I punti 1) 2) 3) irritano fortemente chi legge: rende frammentaria e fastidiosa la lettura.

Tra le altra cose, prima di premere sul pulsante “Invia” rileggere tutto per scovare eventuali errori grammaticali e/o logici.

Cosa evitare.
Da evitare come la peste:

1) ricevute di lettura
2) usare l’HTML nel testo della e-mail
3) allegati di grosse dimensioni
4) allegare più di uno/due file (in caso creare un unico file .ZIP)

Le ricevute provocano un senso di “controllo” che ai più dà fastidio.
L’HTML va bene per i siti, non per le e-mail.
Ricordiamo che chi riceve potrebbe avere linea lenta, oppure sistemi che respingono e-mail con allegati pesanti, per cui limitiamo la grandezza di questi. Se dobbiamo passare dei grossi file, ci sono delle alternative (es. FTP; Dropbox; etc.).
Una e-mail con tanti allegati è fastidiosa. Meglio creare un bel file compresso ed allegarlo.