Interessante argomento inerente Alice e IP statici:
sembra che sulle “alici” home con ip statico non sia possibile usare router diverso dalla ciofeca portata da Telecom.
Non mi dilungo nella spiegazione del perché, visto che in rete si trova di tutto e di più.
Tanto per fare capire: se ad uno serve uno o più ip statici e vuole usare un router decente, deve passare ad una Alice Business (aspetto smentite).
Alice Business lavora su Punto-Punto, ma attenzione! In alcuni POP la punto-punto è raggiungibile da esterno, mentre in altri no.
In ogni caso riporto un esempio di configurazione per un Cisco 837 su Alice Business con IP statici, sperando sia utile ai posteri.
no service pad
service timestamps debug datetime msec
service timestamps log datetime msec
service password-encryption
!
hostname gw.test.it
!
boot-start-marker
boot-end-marker
!
enable secret PASSWORD
!
no aaa new-model
!
!
ip cef
no ip domain lookup
ip name-server 151.99.125.1
ip name-server 151.99.125.2
!
interface Ethernet0
description LAN INTERNA
ip address IPSTATICO 255.255.255.248 secondary
ip address 192.168.1.1 255.255.255.0
ip nat inside
ip virtual-reassembly
ip tcp adjust-mss 1200
hold-queue 100 out
!
interface Ethernet2
no ip address
hold-queue 100 out
!
interface ATM0
description WAN ALICE
no ip address
no atm ilmi-keepalive
dsl operating-mode auto
!
interface ATM0.1 point-to-point
ip address IPPUNTOPUNTO 255.255.255.252
ip nat outside
ip virtual-reassembly
no snmp trap link-status
pvc 8/35
oam-pvc manage
oam retry 5 5 1
encapsulation aal5snap
!
!
interface FastEthernet1
duplex auto
speed auto
!
interface FastEthernet2
duplex auto
speed auto
!
interface FastEthernet3
duplex auto
speed auto
!
interface FastEthernet4
duplex auto
speed auto
!
ip route 0.0.0.0 0.0.0.0 ATM0.1
ip route 192.168.0.0 255.255.255.0 172.16.1.2
no ip http server
no ip http secure-server
!
ip nat pool inter IPSTATICO IPSTATICO netmask 255.255.255.248
ip nat inside source list 1 pool inter overload
!
access-list 1 permit 192.168.1.0 0.0.0.255
!
control-plane
!
no ip http server
no ip http secure-server
!
line con 0
no modem enable
stopbits 1
line aux 0
line vty 0 4
password PASSWORD
login
!
scheduler max-task-time 5000
end
Se siete andati al cinema negli ultimi 2-3 anni, sicuramente avrete visto almeno una volta il messaggio all’inizio del film dove si dice che scaricare è come rubare.
Viene equiparato il furto di beni materiali al download di materiale coperto da copyright.
Sebbene la definizione etimologica di “furto” sia “sottrazione di un bene mobile in danno del legittimo proprietario”, il concetto ora è esteso anche al furto di beni immateriali.
Più di qualcuno in vari forum di discussione sostiene che il download di materiale protetto da copyright (che da ora in poi chiamerò semplicemente download) non sia assimilabile a furto vero e proprio.
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Dato che leggo spesso su vari forum commenti del tipo:
“[PROVIDER] fa schifo! Ho una 20 mega e va come una 7 mega”
“Mi hanno fregato! Ho fatto un contratto con [PROVIDER] per una 20 mega ma non si allinea manco a morire”
“[PROVIDER] non ha ancora coperto la mia zona, perché devo viaggiare ancora col 56k?”
e via discorrendo su questi toni.
Anche se è da un bel po’ di tempo che l’ADSL è disponibile in Italia, copertura di zone a parte, molte persone non hanno ancora la minima idea di come funzioni il servizio.
Partiamo con alcune risposte semplici:
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eMule
Più di qualche volta mi è stato chiesto da parte di amici di configurare un router in modo che un PC potesse avere un ID alto usando eMule, ma il discorso che andremo a fare è valido per qualsiasi programma che necessiti di accesso diretto al Pc in questione.
Come fare? Presto detto! Configurando in maniera decente il NAT/PAT.
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A breve chi utilizzerà in Giappone il P2P per scaricare e condividere materiale protetto da copyright avrà vita dura. Chiunque verrà pescato a commettere l’illecito, verrà prima avvertito e in seguito ad un altro avvertimento verrà disconnesso.Le organizzazioni Telecom Service Association e Telecommunications Carriers Association che contano in totale circa mille associati tra grandi e piccoli hanno sottoscritto questa sorta di alleanza. Una bella batosta per tutti li utenti condivisori giapponesi tra cui quelli che utilizzano il network Winny, molto diffuso nell’isola. Per la prima volta, in un paese libero e democratico, delle società fornitrici di accesso hanno accolto gli appelli della major senza mezze misure. In aprile le industrie della connettività e del copyright si riuniranno per decidere come agire proceduralmente nei confronti degli utenti più “ribelli”. A quanto emerge, sembra che verrà creato un sistema di avvertimenti per gli utenti P2P, il tutto gestito da un software che scansionerà le reti di scambio. Se un utente non terrà conto del primo avvertimento e verrà nuovamente colto in fallo, potrà essere disconnesso per un periodo di tempo da stabilire, fino ad arrivare a non poter aver più la connessione per sempre. Il tutto è nato dalla semplice constatazione del fenomeno in termini di meri numeri. Ricordiamoci che la connettività giapponese si basa su una infrastruttura avanzata basata su fibre ottiche, che forniscono connessioni molto più veloci delle nostre ADSL europee e della connettività made in USA. C’è da chiedersi se questa linea politica può avere un futuro.