Per chi non lo sapesse, l’editoria italiana è sostenuta da circa 700 milioni di euro statali.
La Federazione Italiana Editori Giornali vorrebbero avere una revisione del quadro normativo risalente al 1981 per poter dare “aria” ai conti e proporre un piano industriale.
Dai dati, durante la crisi, il fatturato dei giornali è calato da 39,8 Miliardi di euro a circa 35 Miliardi.
Mi chiedo se sia corretto che il popolo sovvenzioni, indirettamente, delle imprese private come lo sono gli editori.
La questione è semplice: vendono meno perché le persone si informano in altre maniere o addirittura non lo fanno.
Vuoi vendere di più? O abbassi il prezzo, od offri qualcosa in più come ad esempio la qualità.
Ma l’imprenditoria “all’italiana” è così: i debiti sono della collettività e i redditi sono del privato. Basta vedere la FIAT.
Voglio dire anche io la mia sui recenti fatti inerenti il famoso equo compenso dovuto alla SIAE.
Praticamente viene messa una “tassa” chiamata “equo compenso” sui supporti di memorizzazione, ossia “ti faccio pagare in più perché potresti usare quel supporto per copiarci materiale coperto da copyright”.
La cosa assurda è che preventivamente ti fanno pagare per una cosa che potresti non fare. Presumo quindi che se io utilizzo quei supporti per memorizzare dati miei (es. foto delle ferie, filmini privati, etc.) la SIAE mi debba restituire quanto da me versato per equo compenso.
Si assisterà all’esodo di massa per quanto riguarda gli acquisti, Germania in primis. Ti ordini un bel pacco da 500 CD, paghi 10 euro di spedizione e basta. Le industrie italiane chiuderanno? Andate a prendervela con la SIAE & Amici.
La stessa SIAE che vi fa pagare i diritti se durante il vostro matrimonio fate suonare un MP3, un amico o un cellulare. Si, è vero, NON è una battuta. Però vorrei vedere un ispettore della SIAE che entra al mio matrimonio a chiedere se sono a posto con i pagamenti.