Se siete andati al cinema negli ultimi 2-3 anni, sicuramente avrete visto almeno una volta il messaggio all’inizio del film dove si dice che scaricare è come rubare.
Viene equiparato il furto di beni materiali al download di materiale coperto da copyright.
Sebbene la definizione etimologica di “furto” sia “sottrazione di un bene mobile in danno del legittimo proprietario”, il concetto ora è esteso anche al furto di beni immateriali.
Più di qualcuno in vari forum di discussione sostiene che il download di materiale protetto da copyright (che da ora in poi chiamerò semplicemente download) non sia assimilabile a furto vero e proprio.
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La domanda del titolo è alquanto critica. Chi non ha mai scaricato almeno una canzone o quel programma che gli serviva tanto? Forse qualcuno non lo ha mai veramente fatto, ma la tentazione è tanta.
Innanzitutto diciamo che l’uso del P2P non è illegale, mentre il download di materiale coperto da copyright lo è. Che poi si possa disquisire sul fatto che sia giusto o meno che sia illegale è un altro discorso.
La pirateria di materiale musicale esisteva già ai tempi delle audiocassette: si andava da un amico con il vinile, si inseriva la cassetta e si registrava il tutto. O meglio chi aveva l’audiocassetta originale: duplicazione a velocità maggiore. Lo stesso metodo dell’audiocassetta duplicata si poteva adottare con le cassette dei giochi dei Commodore ed affini.
Con l’avvento dei CD al duplicazione non risente di peggioramenti in quanto la copia digitale è identica.
All’arrivo di Internet alla massa è scoppiato il boom della pirateria. Computer connessi 24 ore su 24 con 2-3 software di P2P sempre attivi che scaricano costantemente materiale che forse non verrà neanche mai visto.
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A breve chi utilizzerà in Giappone il P2P per scaricare e condividere materiale protetto da copyright avrà vita dura. Chiunque verrà pescato a commettere l’illecito, verrà prima avvertito e in seguito ad un altro avvertimento verrà disconnesso.Le organizzazioni Telecom Service Association e Telecommunications Carriers Association che contano in totale circa mille associati tra grandi e piccoli hanno sottoscritto questa sorta di alleanza. Una bella batosta per tutti li utenti condivisori giapponesi tra cui quelli che utilizzano il network Winny, molto diffuso nell’isola. Per la prima volta, in un paese libero e democratico, delle società fornitrici di accesso hanno accolto gli appelli della major senza mezze misure. In aprile le industrie della connettività e del copyright si riuniranno per decidere come agire proceduralmente nei confronti degli utenti più “ribelli”. A quanto emerge, sembra che verrà creato un sistema di avvertimenti per gli utenti P2P, il tutto gestito da un software che scansionerà le reti di scambio. Se un utente non terrà conto del primo avvertimento e verrà nuovamente colto in fallo, potrà essere disconnesso per un periodo di tempo da stabilire, fino ad arrivare a non poter aver più la connessione per sempre. Il tutto è nato dalla semplice constatazione del fenomeno in termini di meri numeri. Ricordiamoci che la connettività giapponese si basa su una infrastruttura avanzata basata su fibre ottiche, che forniscono connessioni molto più veloci delle nostre ADSL europee e della connettività made in USA. C’è da chiedersi se questa linea politica può avere un futuro.